Scuola Militare Alpina

164° Corso Allievi Ufficiali di Complemento

La parola al Capocorso

"Il tempo aveva preso una martellata e i frammenti volteggiavano in aria: alcuni si chiamavano ore, altri giorni, altri ancora settimane; erano tutti uguali. Non era quello che si dice un'esperienza, solo una deidratazione: tutto era un po' secco, l'aria, la bocca, i comandi, le cose che facevamo erano insensate."
Mi sono rimaste profondamente impresse queste riflessioni di uno scrittore vicentino sulla sua esperienza a uno dei primissimi corsi Allievi Ufficiali. Non deve essere cambiato poi molto se è vero che, appena arrivato, mi sono sentito esattamente così: deidratato, privato di quella parte di me che provava emozioni, che pensava, che si nutriva di relazioni con gli altri e di proprie passioni. Agivo meccanicamente e freneticamente dalla sveglia al fine-contrappello. Non piacevole e soprattutto insensato, a parer mio.
Fortunatamente qualcosa è cambiato e mi rendo conto, scrivendo ora, quanto lontane siano quelle sensazioni: in parte siamo cambiati noi, in parte è cambiato il corso, soprattutto credo siamo riusciti a recuperare quella parte di noi che avevamo "perso", ridiventando persone pur nell'uniformità di Compagnia. È questo ha fatto si che alla fine questo nostro 164°corso A.U.C.diventasse un'esperienza umanamente esaltante, proprio quella che cercavo e volevo fare nella mia naja. Riflettendoci ora mi rendo conto che per me è stato un continuo cercare: cercare nonostante tutto il piacere della montagna, i colori dell'autunno e gli odori del bosco nelle nostre "gite", cercare un senso di appartenenza a una tradizione, a una storia, cercare soprattutto uomini ed esperienze.
L'esaltante è che ho trovato ciò che cercavo e in più ho trovato amici e provato emozioni che porterò con me per sempre: non parlo delle emozioni adrenaliniche che può provocare un guado notturno, ma ad esempio dell'allegria che mi hanno dato il Coch e Pivi imitando i triestini, della commozione di ricevere calze asciutte e giornali dall'amico sceso dal Ménouve con la febbre, dalla gioia pura e semplice di sentirsi liberi e padroni di se stessi in una domenica di permesso, del piacere sincero di stare a mangiare e ciacolare con gli amici.
E le emozioni mi riportano immagini: canti alpini in cappelletta una domenica pomeriggio, una messa all'aperto in un giorno di sole, un bivacco nel fieno con gli amici, una pasticceria piena di golosi che cercano inutilmente di studiare, due deficienti - uno sono io! - che si spintonano scherzosamente scendendo in adunata, e tante altre ancora.
Grazie, grazie a voi tutti compagni del 164° corso perché avete dato un senso a questa mia scelta, a questi cinque mesi che sono stati una vera esperienza. E scusate il carattere molto personaledi questa riflessione sul corso, ma non avrei saputo cos'altro scrivere. Spero che i miei sentimenti siano anche i vostri... D'altronde, mi avete voluto come capocorso? Allora adesso accontentatevi: next time, remember!! Gell?

AUC Giovanni Andreotti