anche il 164° ha valorizzato questo soprannome con pulizie sempre al limite di contrappello e l’immancabile peto all’urlo di ‘INIZIO’ dell’allievo. Questa camerata ha mantenuto la propria autonomia rispetto la compagnia: se 11 camerate (oppure Amendola) decidono una certa uniformità, noi controcorrente, facevamo i c.... nostri,
forza effettiva (inizio corso) 7 allievi ufficiali forza presente (fine corso) 3.5 allievi ufficiali
Passato a miglior vita (in tutti i sensi) al Plotone Comando e Servizi per motivi di studio. Maestro dell’arte delle esalazioni corporee in tutte le possibili posizioni. Storiche le scoregge con fiamma. Si lamentò molto per la ‘nuova’ destinazione in Charlie Bravo essendo più vicino a casa il Btg. Aosta.
Alp. Daniele Giacomo Fusari: affetto da grandi scompensi psicomotori studiò intensamente per prendere 1/20 in Armi e Tiro e quindi a farsi cacciare dal corso. Memorabili le sue imprecazioni in marcia: ’figa’, ’osstia’. Mai stanco nel delucidare (con invidia) le prestazioni sessuali di Adamo, il suo struzzo da monta. Egli odiava il lavoro e lo sforzo (mitiche le ore passate in bagno durante reazione fisica). Aspirante all’imbosco, destinazione Pinerolo
Per lui la penna sarà soltanto un souvenir, visto che ha superato la selezione per entrare nel corpo sportivo dei ‘Fancazzisti’ a Roma. Di lui si ricordano :
Detto anche Copro, Croppa, lo Storto è il poppante della camerata, basti pensare che la sua carta d’identità indica il 1976 come l’anno della malaugurata nascita. AUC dall’ aspetto piacente è stato scelto numerose volte come rappresentante della caserma C.B. durante il servizio in carraia, umiliando così i suoi compagni. Di lui si ricordano:
Detto anche NCC o aiutante capo del M.llo Bezza per il suo numero encomiabile di servizi svolti in cucina (mai fatto allievo e piantone in C.B.). E’ stato uomo politico-diplomatico della prima camerata distendendo i rapporti tra i singoli con i suoi discorsi da universitario, molto belli formalmente, ma di difficile comprensione per i suoi compagni. Lo ringraziamo per il controllo che svolse nei pranzi e nelle cene della mensa, anche se la razione K risultava qualcosa di favoloso in confronto a quanto passava sotto il suo vigilie controllo. Egli si lamentava di continuo per il caratteristico atteggiamento porco dei componenti della camerata (i quali lo facevano per continuare la tradizione storica). Il suo motto era ‘L’IMPORTANTE È PASSARE INOSSERVATO’: da quando lo ha espresso la prima volta è arrivata la svalangata di punizioni, richiami e adunate per volontari ‘spontanei’.