Scuola Militare Alpina

164° Corso Allievi Ufficiali di Complemento

  1. Auc Fabrizio Ganio, trasferito al plotone comando servizi.
  2. Auc Andrea Donati, effettivo.
  3. Auc Daniele Chiurato, destinato al gruppo sportivo di Roma.
  4. Auc Stefano Colleoni, effettivo
  5. Morto
  6. Auc Daniele Fusari, trasferito in ufficio.
  7. Auc Massimo Croppo, effettivo.
  8. Auc Roberto Baldesi, trasferito a Roma nei carabinieri

Camerata 1

Nome storico: il nido delle aquile

alias la Putrida

anche il 164° ha valorizzato questo soprannome con pulizie sempre al limite di contrappello e l’immancabile peto all’urlo di ‘INIZIO’ dell’allievo. Questa camerata ha mantenuto la propria autonomia rispetto la compagnia: se 11 camerate (oppure Amendola) decidono una certa uniformità, noi controcorrente, facevamo i c.... nostri,

alias la Defunta

forza effettiva (inizio corso) 7 allievi ufficiali forza presente (fine corso) 3.5 allievi ufficiali

Cause dei decessi:

Alp. Fabrizio Ganio

Passato a miglior vita (in tutti i sensi) al Plotone Comando e Servizi per motivi di studio. Maestro dell’arte delle esalazioni corporee in tutte le possibili posizioni. Storiche le scoregge con fiamma. Si lamentò molto per la ‘nuova’ destinazione in Charlie Bravo essendo più vicino a casa il Btg. Aosta.

Alp. Daniele Giacomo Fusari: affetto da grandi scompensi psicomotori studiò intensamente per prendere 1/20 in Armi e Tiro e quindi a farsi cacciare dal corso. Memorabili le sue imprecazioni in marcia: ’figa’, ’osstia’. Mai stanco nel delucidare (con invidia) le prestazioni sessuali di Adamo, il suo struzzo da monta. Egli odiava il lavoro e lo sforzo (mitiche le ore passate in bagno durante reazione fisica). Aspirante all’imbosco, destinazione Pinerolo

Allievi Ufficiali di Complemento

Danile Chiurato (mezzo morto)

Per lui la penna sarà soltanto un souvenir, visto che ha superato la selezione per entrare nel corpo sportivo dei ‘Fancazzisti’ a Roma. Di lui si ricordano :

  1. L’ irrefrenabile, ossessiva, dirompente, malsana, psicopatica e frenetica passione per l’atletica, sfociante in continue dimostrazioni delle sue qualità ginniche (mortacci sua...).
  2. La passione veramente viscerale per i peri, frutti dolci e gustosi che hanno però un piccolo neo: la capacità di generare nel soggetto devastanti flautolenze, silenziose ma terribilmente mortifere. Malgrado i continui richiami da parte dei suoi compagni di camerata, Chiurato alias Chiurat-boy finiva il corso con un personale pari a 20 Kg di peri fagocitati.
  3. Non si scorderanno facilmente i dissensi della compagnia per le pince isometriche nelle reazioni fisiche mattutine. Amico intimo del M.llo Migliorini riusciva a dire NO a una possibile ferma ad Aosta per restare più vicino al suo amore Mirca , inconsapevole della sua futura destinazione: ROMA.

Massimo Croppo

Detto anche Copro, Croppa, lo Storto è il poppante della camerata, basti pensare che la sua carta d’identità indica il 1976 come l’anno della malaugurata nascita. AUC dall’ aspetto piacente è stato scelto numerose volte come rappresentante della caserma C.B. durante il servizio in carraia, umiliando così i suoi compagni. Di lui si ricordano:

  1. La Fermezza, il Coraggio Leonino (o meglio pulcino), il sangue freddo e lo spirito d’iniziativa dimostrato in ogni circostanza. Caratteristiche queste che lo hanno reso celebre in Compagnia.
  2. La relazione platonica, o meglio spirituale (oltre che manuale), con la moretta della pasticceria all’ angolo in piazza della Lupa.
  3. Il Croppo soffre di una rara malattia che affligge ogni tanto il personale della SMALP: L’AUTOPISTAIOLITE; infatti riesce a creare dal nulla una marea di problemi e di incertezze e li fa presente a tutti, anche alle altre camerate dell’ala di sinistra. Famosa la sua postura sull’attenti che ha dato voce ad uno dei suoi soprannomi.

Andrea Myrno Giuseppe Donati

Detto anche NCC o aiutante capo del M.llo Bezza per il suo numero encomiabile di servizi svolti in cucina (mai fatto allievo e piantone in C.B.). E’ stato uomo politico-diplomatico della prima camerata distendendo i rapporti tra i singoli con i suoi discorsi da universitario, molto belli formalmente, ma di difficile comprensione per i suoi compagni. Lo ringraziamo per il controllo che svolse nei pranzi e nelle cene della mensa, anche se la razione K risultava qualcosa di favoloso in confronto a quanto passava sotto il suo vigilie controllo. Egli si lamentava di continuo per il caratteristico atteggiamento porco dei componenti della camerata (i quali lo facevano per continuare la tradizione storica). Il suo motto era ‘L’IMPORTANTE È PASSARE INOSSERVATO’: da quando lo ha espresso la prima volta è arrivata la svalangata di punizioni, richiami e adunate per volontari ‘spontanei’.