Scuola Militare Alpina

164° Corso Allievi Ufficiali di Complemento

Camerata 3

La perfetta

A.U.C. Oscar Cecco Il morto
A.U.C. Sergio PetitJaques A.U.C. Marco Riccardi
A.U.C. Alberto Crescimanno A.U.C. Andrea Chieu
A.U.C. Luca Del Rizzo A.U.C. Stefano Roveretto

La SMAlp è simbolo di tradizione, storia, onore, ecc, ecc, però è anche crogiolo di persone, esperienze, un enorme pentolone in cui sguazzano diversi tipi di animali sociali. Io cercherò di analizzare i personaggi che hanno popolato la camerata n° 3 del 164° corso A.U.C., provando ad analizzarne i lati oscuri. Inizio subito con il dire che la camerata n° 3 è stata sicuramente tra le più eterogenee del corso, in tutti i suoi aspetti, dall’età (Cecco 20, Petitjacques 27anni) alla graduatoria (Chieu 2°, Crescimanno 75°). Forse per questo motivo la “Perfetta”, come è stata soprannominata questa camerata, ha cominciato a subire qualche incrinatura nella sua perfezione e da “Perfetta” è diventata “infetta”, soprattutto dopo la modifica ai contrappelli apportata dal Ten.Col. (San) Bonato. Ma veniamo al sodo e cominciamo ad analizzare i personaggi della “infetta”.

Allievi Ufficiali di Complemento

Stefano Roveretto

Età anagrafica 26, età apparente tra i 65 ed i 78. Parlando di questo caso, vengono alla luce tutte le pecche e le deformazioni della burocrazia dell’EI, infatti non si spiega come questo occhialuto signore di mezza età con acciacchi assortiti, movenze a rallentatore, maniaco delle pulizie e dell’ordine, sia potuto finire nel primo plotone fucilieri - alpieri, che si vanta di essere MASSICCIO ED INCAZZATO, mentre un bue della stazza fisica di Ricci, sia stato destinato al ruolo di Tx., risaputamente la MAX del fancazzismo. Ma Roveretto non si arrende e mentre i suoi compagni di plotone si addestrano all’allegra attività del combattente, lui si specializza in quello che risulta essere un ruolo chiave nell’EI: l’imboscato. Però, bisogna dirlo, lo faceva con classe, ed era talmente modesto che se qualcuno (per esempio Musso, che nonostante i suoi numerosi tentativi non raggiungeva una tal classe) invidioso dei suoi risultati gli chiedeva consigli su come arrivare a tanto, si incazzava, negando ed indignandosi. Ma la SMAlp è tremenda perché è caotica, sì avete capito bene, caotica. Vi si predica l’ordine, la razionalità, la regolarità, però in realtà è un casino tremendo: non si distingue il giorno dalla notte, si mangia alle 5 del pomeriggio, ci si cambia d’abito 3 volte al giorno...... Immaginate quale effetto devastante tale caos può aver provocato nel cervello del buon Roveretto. I primi sintomi di degrado psichico si coglievano già in luglio, quando lo sventurato cominciò soffrire di uno sdoppiamento di personalità, poi lo sdoppiamento diventò triplicamento, quadruplicamento e così via, e tutto questo si manifestava con il tragico fenomeno delle voci. E Roveretto durante la giornata cominciava a parlare con voce di personaggi diversi esistenti in chissà quale angolo oscuro della sua mente, a dire frasi senza senso. Dapprima rimasi meravigliato di fronte a questo fenomeno, poi mi ci abituai e l’ultimo mese vivevo in una camerata di 50 persone. Regolarmente il cervello di Roveretto subiva un calo di tensione quando si sedeva in camerata ed automaticamente cadeva in coma, una sorta di black out, probabilmente per salvare i suoi circuiti, messi a dura prova dall’irrazionalità della SMAlp. Lo ricorderò con affetto questo vecchio signore che si aggirava per la camerata, fingendo di spolverare, che al Menouve, all’urlo dello Sten. Brogliatti: ”Volontari con gli scarponi....!”, infilò i piedi nel sacco a pelo.

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Andrea Chieu

Quando facevo il liceo avevo un compagno di classe, che avevo soprannominato “il ragazzo perfetto”: ottimi voti a scuola pur non studiando molto, capitano della squadra di calcio, fidanzate sempre carine, bravo in tutti gli sport. Ecco, Chieu mi ricorda lui: un leader, il capocamerata. Andrea ha sempre avuto la tranquillità dei forti, sin dal primo giorno qui alla SMAlp, quando tutti scleravano, sbattevano la testa contro i muri, erano colti da attacchi di epilessia. Il suo carisma era così evidente che dopo il primo mese gli Sten., quando lo vedevano scattavano sull’attenti, per poi riprendersi e ricominciare a camminare dubbiosi. Lui aveva la calma dei forti, forse troppa calma, devo dire. A questo proposito vorrei raccontare un episodio significativo, che mostra nello stesso tempo il carisma di Andrea e la deferenza degli Sten. nei suoi confronti: contrappello dello Sten. Zampa, non certo un agnellino, sul letto di Chieu c’è un casino tremendo e lui si sta palesemente facendo i cazzi suoi, stravaccato sulla sedia
Sten Zampa: ”Chieu, che cazzo è quel casino sul letto ?!”
A.U.C. Chieu:” (impassibile, non alzandosi dalla sedia): “E’ che ho lavato la gavetta”.
Sten Zampa: “Ah!......va bene”, e se ne va perplesso.
Su Chieu concludo dicendo che quelli come lui saranno sempre vincenti nella vita; lui sarebbe dovuto rimanere alla SMAlp l’istruttore, e non io, PORCA TROIA!!!!!!.

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Marco Riccardi

Marco è il più sfigato della camerata perchè, pur abitando proprio a 5 passi dalla caserma e conoscendo sicuramente meglio di tutti noi cosa avremmo trovato qui alla SMAlp, ha deciso lo stesso di prendere parte al corso. Probabilmente il suo scopo era quello di migliorare il suo successo con le “scorze”, mascherandosi da Sten. Proprio così, perché la sua aspirazione era in realtà quella di fare il furiere. Il primo mese di corso, la camerata era in pratica composta da 6 elementi, perché lui, appena poteva, schizzava a casa, mentre durante il giorno era in stato di shock. Poi un giorno abbiamo cominciato a parlare di figa e da quel momento non ha più smesso di parlare, diventando un elemento trascinante della camerata, soprattutto con le sue battute e caratterizzazioni come il “SI SCIACQUI” dello Sten. Rabuffi e il “NUN CE STAMO A FOSSILIZZA’ SU’ SOLITI SCHEMI RIGGIDI” del Ten. Martini. Durante le attività addestrative del corso si è mostrato particolarmente abile come parcheggiatore nei posti di blocco e nell’utilizzo di armi chimico - biologiche, quali calzini soffocanti e scoreggie al NAPALM. Nei suoi 150 giorni di corso non è mai riuscito ad allineare il letto ed il comodino agli altri. Impareggiabile la sua abilità nell’affardellare: partendo per il campo marciante è riuscito a trasformare la borsa valigia, già di per sé squadrata, in un ammasso informe. Alla luce di tutto questo, noi compagni di camerata vorremmo proprio assistere ad un suo contrappello da najone proprio qui alla SMALP (supposto regno della precisione e dell’ordine). Sì, avete capito bene, qui alla SMAlp dove presterà servizio per 10 mesi come istruttore ripercorrendo sentieri odiati e bivaccando in luoghi maledetti da un freddoloso come lui (Menouve per tutti) che per questo, ma non solo, più che un aostano pare un ‘siculo/calabrese’.

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Il Morto

Personaggio chiave di questa vicenda: il più imboscato, non ha mai fatto un cazzo ed è arrivato alla fine del corso (come lo invidio). Ogni tanto buttavamo qualcosa nel suo armadietto, ma punivano lo stesso noi: è il mio idolo.

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Luca Del Rizzo

Ho difficoltà a trovare elementi particolari in questo ragazzo: forse è il più normale della camerata. La SMAlp ha scaturito nella sua psiche l’evoluzione prevista:

      I periodo: “VOGLIO ANDARMENEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!”
      II periodo: “ME NE VADO SOLO SE MI CACCIANO!”
      III periodo: “SPERIAMO NON MI CACCINO”
Gli unici due episodi che mi vengono in mente a proposito di questo personaggio sono:
    Tentativo (purtroppo andato a vuoto) di affogamento ai danni del Ten. Fiore. L’attentato è stato studiato subdolamente dalla serpe, che ha finto di non saper nuotare durante una simpatica attraversata notturna di un LAGHETTO DI MERDA (anche questo si fa alla SMAlp). Il continuo ingrassare della sua faccia, diventata simile ad un mappamondo.
Ah, dimenticavo, anche lui, ultimamente ha contratto la malattia di Roveretto, con una piccola variante: le sue voci appartengono a personaggi reali: lo Sten. Brogliati (Taurus) ed il Ten. Martini.

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Alberto Crescimanno

Al liceo studiavo letteratura e, mi ricordo, avevamo affrontato alcuni aspetti del teatro, in special modo le maschere. Crescimanno, secondo me, rappresenta appunto una maschera: personaggi come lui esistono e vivono in ogni contesto della vita civile e (come ho potuto constatare) militare. Ma che tipo di maschera è Crescimanno ????? Sicuramente mi ricorda i film di Totò: traffici, mani in pasta nei punti nevralgici, fancazzismo. Sicuramente Crescimanno non faceva un cazzo: non studiava, non collaborava alle pulizie ecc, ecc, però il suo imboscamento era diverso da quello di Roveretto, meno sofisticato, dunque tutti sapevano che Crescimanno era un imboscato e, come si sa, quando la copertura dell’imboscato salta, il suo ruolo automaticamente non ha più ragione d’essere. Lui, come lo definì una volta il Capitano era ”Ultimo del corso e primo allo spaccio”, ma alla fine, non so quanto reale fosse questo ruolo: forse si trattava di una forzatura, tutta la Compagnia lo spingeva a recitare quella parte, quale paravento per tutti i nostri difetti: quando c’era da tirare merda, gli Ufficiali se la prendevano con lui e noi continuavamo a nasconderci sotto l’enorme ombrellone che lui aveva costruito per noi. Ma Crescimanno non era solo questo, anzi uno degli aspetti più importanti della sua figura era la conquista del controllo dei punti nevralgici della Caserma. I primi tempi si interessò della mensa: il M.llo Bezza ormai, si rivolgeva a lui per i rifornimenti, i refettoristi ed i cuochi lo salutavano deferenti. Successivamente, si dedicò allo spaccio: per lui la macchina del caffè non era mai rotta, le code non le faceva mai, bisognava rivolgersi a lui per avere le palle da bigliardo, ecc, ecc. Da ultimo, prese di mira l’armeria, ma il tempo non è stato sufficiente per garantirgliene il controllo (fortunatamente). L’ultimo aspetto del personaggio è quello che gli ha garantito il soprannome con cui tutti, allievi, ufficiali, alpini, lo conoscono: IL MARESCIALLO. Perché “IL MARESCIALLO”??? Innanzi tutto per la sua stazza fisica: panza da Buddha, camminata da gigolo e poi per la sua formalità, la sua marzialità. La posizione da riposo del Maresciallo ricorda quella di una persona colta da un attacco di diarrea, il suo modo di marciare sembra quello di John Travolta nel film “Staying alive”, quando entrava in discoteca. Crescimanno lo ricorderemo tutti, Ufficiali ed A.U.C., e sicuramente sarà uno dei pochi che non avrà problemi di adattamento: in qualunque reparto andrà, saprà sicuramente come farsi trattare bene e con la sua solita tecnica aggirante, sarà più rispettato di un Ten. Col.

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Sergio PetitJaques

Se la figura di Crescimanno è tipica, quella di Petitjacques è sicuramente unica. Mai nello mia vita avevo avuto modo di analizzare da vicino un così splendido esemplare di animale umano. La personalità del Petitjacques è un misto tra masochismo, senso del lavoro giapponese e candore fanciullesco. Per lui era fantastico portare l’MG e l’RV 3 per 14 ore sotto la pioggia, di notte, nei punti più pericolosi, e nello stesso tempo era naturale spogliarsi sul piazzale alzabandiera, esibendo, davanti ad una serie assortita di Colonnelli e Capitani la sua FAVOLOSA canottiera da muratore; per non parlare, di quando, con somma innocenza, mollava un fragoroso peto in aula 33, interrompendo un discorso del ten. Fiore: episodio che gli valse il soprannome di “Peto Jacques” o più semplicemente, il Peto. In camerata mi incuriosì il fatto che dentro il suo armadietto vi fosse un’intera D.E,. che passava intere nottate a sistemare, facendosi aiutare, in alcune occasioni da qualche logista volontario. Sicuramente non credo che il Peto sarà un vero Ufficiale: più che altro per gli alpini sarà una mamma, farà loro il cubo, porterà loro l’RV3 in marcia ed i colleghi saranno fortunati perché farà tutti i servizi al posto loro: Natale, Pasqua,Capodanno..............

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Oscar Cecco

E facile parlare di Cecco Oscar, di giovinastri come lui ne esistono migliaia: si aggirano per le nostre città, fumando sigarette ed impennando sui motorini. Cecco non solo non faceva un cazzo, ma rovinava le pulizie degli altri, facendo incazzare Roveretto, che, per questo ed altro, lo chiamava IL BAMBINONE, non faceva i bagni sostenendo che “ il SISTEMA è sbagliato”. Era sempre polemico: capace di sostenere che Sharon Stone fosse brutta, oppure che Roveretto non fosse imboscato, solo per andare in controtendenza, però aveva “le physique du rôle”: portava l’MG come se fosse una pistola ed in marcia, quando più nessuno aveva fiato per parlare, lui continuava imperterrito a rompere i coglioni, senza mai stare zitto!!! In camerata ricorderò soprattutto l’abilità nello squadrare la roba: la sua tuta sembrava un budino, il suo zaino un pasticcio di purè. A mio parere gli alpini, al reparto, gli spaccheranno la faccia.

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